La storia del restauro

L’arredamento:

Per l’arredamento, ci siamo divertiti a riaprire i cassetti, restaurare quadri, armadi e oggetti, sperando di darvi anche a Voi, quelle sensazioni che probabilmente fecero decidere al nostro trisavolo Sir William Stuart, Capitano dell’Esercito Reale Inglese, ed a sua moglie Anna Camp, di lasciare tutto e tutti ad Edimburgo, nel 1860 ca. e venire a vivere qui, nella campagna toscana, lontana dalle grandi e famose città, ma che si trova perfettamente a metà strada tra la razionale e classica Firenze rinascimentale e la sontuosa, elegante e fantasiosa Roma papalina del ‘500, come scoprirete voi stessi, passeggiando per il paese o “fuori le mura”.

La mobilia

La maggior parte dei mobili sono stati creati tra la fine del XVI e gli inizi del XX sec.; prevalentemente sono di manifattura italiana, e non mancano esempi di alto artigianato fiorentino, che richiamano le Ville Medicee di campagna

La quadreria

Quasi tutti i dipinti, raffigurano paesaggi campestri o scene mitologiche e come nella tradizione italiana, si possono trovare immagini sacre e profane.

Sono interessanti anche alcune litografie di scuola romana che rappresentano delle scene mitologiche e una Santa Lucia, dipinto della fine del XVI sec., che, dalla fattura, sembra provenire dalla cerchia del pittore senese Domenico Beccafumi.

Il rame

Tutto il rame che vedete, faceva parte del corredo delle cucine.

Oggi viene utilizzato come elemento di arredo, ma per molti secoli è stato impiegato per prendere e conservare l’acqua delle fonti e per cucinare.

Altre notizie, le potrete avere da Cesare, uno degli ultimi Mastri Ramai, che ha la sua bottega artigiana e museo, in Via del Teatro, a pochi metri dalla nostra casa: se lo andate a trovare, ditegli pure che abitate nella casa dagli Stuart e lui saprà certo spiegarvi meglio di noi, tutti i segreti di questo bellissimo materiale… anche del nostro!

La ceramica e terracotta

Molti vasi e suppellettili sono di scuola toscana e umbra e vanno dal XIX al XX sec.

La terracotta proviene quasi tutta dai laboratori locali e di Impruneta (Firenze). Per il restauro del giardino abbiamo deciso di riutilizzare tutti i mattoni (mattacchioni, e pianelle) realizzati nella metà dell’800 dalle fornaci di Pienza e Torrita di Siena.

Le lenzuola: l’eredita’ della nonna….

Gli arazzi, i lenzuoli ed i copriletto che abbiamo il piacere di offrirvi, appartengono quasi tutti ai Corredi Nuziali della fine dell’800 e gli inizi del ‘900 e li abbiamo ereditati dalle nonne.

Sono stati prodotti con il telaio a mano, probabilmente nelle officine tessili di Prato, o più probabilmente, nei conventi delle suore di clausura di Lecceto (Siena) e di Pienza.

La maggior parte sono di lino e di canapa, due piante che sono state utilizzate per secoli, per tantissime varietà di tessuti: dai lenzuoli, alle divise militare, alle vele delle navi, mentre altri e alcuni copriletto sono di seta.

Per moltissimo tempo, l’Italia è stata leader mondiale nella produzione di tessuti di ogni tipo; si dice che le Madonne e i santi tardomediovali e rinascimentali, dipinti dai vari artisti di fama internazionale, fossero in realtà, una sorta di pubblicità per mostrare i nuovi tessuti, la foggia dei nuovi vestiti, i nuovi colori e gli italiani facevano a gara con i Maestri fiamminghi.

Qui in paese, precisamente in Fortezza, fino al 1930 ca. vi era un Istituto bacologico, dove si lavoravano i bozzoli, da cui si ricavava la seta e molte delle piante che caratterizzano ancora oggi i viali di campagna,e della cittadina, soprattutto i gelsi, erano utilizzati per nutrire i bachi, che venivano allevati da quasi tutte le famiglie del paese, direttamente in casa…erano una forma di guadagno come tante.

I ricami invece, sono stati realizzati dalle “donne di famiglia”: mamme, zie, nonne, dello sposo o della sposa. Quasi tutti i lenzuoli che abbiamo ritrovato, erano ancora nuovi e mantengono la loro bellezza anche se sono stati prodotti più di un secolo fa.

Il Giardino

Il nostro giardino è stato restaurato tra il 2013 e il 2014, non abbiamo chiamato ditte esterne, ma abbiamo lavorato direttamente con le nostre mani, avvalendoci della sapienza di alcuni artigiani fidati, che ormai collaborano con noi da diversi anni.

Non abbiamo costruito nulla di nuovo, ma ci siamo limitati a ripulire, fortificare, e risanare quello che già esisteva, abbiamo utilizzato tutti i materiali locali e abbiamo cercato il più possibile di ricreare l’idea e l’atmosfera del giardino italiano, che probabilmente fu visto e voluto dai nostri trisavoli inglesi, nella seconda metà dell’800.

Un giardino della Toscana vista, descritta e costruita dal Ghete e poi dal Berenson, dal Berkley, del Pinsent; quella dei campanili, delle strade contornate da cipressi, dal tempo che si è fermato in un epoca indefinita, del sole che sbatte sui mattoni, creando giochi di luce e di ombra in ogni ora del giorno, delle Madonne con il Bambino, della calma e della lentezza.

Il restauro

Per il restauro, abbiamo utilizzato l’antica tecnica“ del riporto”, una pratica costruttiva ideata nel periodo etrusco/romano e impiegata in tutta Italia, fino alla seconda metà del ‘900: ci siamo avvalsi cioè, di tutto il materiale già esistente in loco, che a sua volta, nei secoli passati, era stato utilizzato per per costruire o abbellire altri elementi architettonici.

Abbiamo separato i mattoni, le pietre, i sassi, la terra e tutto ciò che era possibile utilizzare e abbiamo scartato il meno possibile.

Se vi capita di fare una passeggiata per Montepulciano, o altri borghi osservate le case i muretti, le chiese, vi accorgerete che il materiale utilizzato è per tutti lo stesso, cioè pietre di travertino e mattoni di terracotta, ma ogni casa, ogni muro, ogni chiesa, è unica; tutte sono simili, ma mai uguali, e le pietre, i mattoni non sono posizionate a caso, ma sono state poste da mani sapienti, che hanno saputo mettere la pietra giusta, al posto giusto, questa tecnica costruttiva ha anche un altro nome: opus incertum.

I mattoni di terracotta senese

Abbiamo selezionato i mattacchioni, le pianelle e i mattoni antichi e li abbiamo utilizzati per fare i camminamenti o le scale o dei muretti.

Per la pavimentazione delle terrazze, abbiamo acquistato delle nuove pianelle provenienti da una fornace di Castel Muzio (Si) prodotte a mano.

Provenendo dal sud senese, hanno un colore rosso tenue, tendente al giallo. Le fornaci che sono più a nord, invece, producono dei mattoni molto più rossi, il famoso color “terra di Siena”, che prende origine proprio dalla terra argillosa di queste zone, e che per molti secoli è stata utilizzata anche nelle botteghe dei pittori, per ottenere il colore rosso, intenso e caldo.

Sul retro di ogni pianella, vi è l’impronta dell’artigiano, l'operaio che l’ha creata; ogni fornace ha la sua “impronta” che è una sorta di firma, e anche in questo caso, ogni mattone è simile, ma mai uguale agli altri.

Il travertino e la pietra sedimentaria.

Il muretto del secondo livello del giardino è un muro a secco, anche questa è una tecnica muraria molto antica, che prevede l’incastro e la sovrapposizione di pietre, senza l’utilizzo di calce o cemento se non in piccolissime quantità.

La base è quella originale, caratterizzata dalla pietra calcarea, proveniente da un antica cava delle vicinanze, oggi chiusa.

Per rialzarlo, siamo andati a prendere il travertino a San Giovanni Terme, nella compagna senese, dove abbiamo scelto pietra per pietra per poi trasportarle a Montepulciano. Ogni pietra è stata trasportata a mano, attraverso carrucole e paranchi, dalla strada fino al livello, dove il nostro muratore Gigi le ha spaccate e le ha posizionata ad arte; al contrario di quello che si può immaginare, è stata un esperienza molto bella e divertente per tutti!

Il travertino, di colore è bianco, tendente al giallo, che cambia tonalità di colore a seconda delle ore del giorno, è il marmo tipico di queste parti.

Molto resistente e poroso, è stato utilizzato per secoli per la costruzioni di chiese, oppure come decorazione nei palazzi patrizi, di scale monumentali, colonnati e luoghi pubblici.

https://youtu.be/nxHJFfJtiUM
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